sabato 24 novembre 2007

Capitalsocialismo


Capitalismo e socialismo sono stati e tuttora sono le due facce della stessa moneta circolata tra gli uomini negli ultimi 150 anni. La moneta coniata dall’illuminismo scientifico che ha teorizzato il “progresso”, inteso come crescita economica e conseguente miglioramento delle condizioni materiali dell’umanità. Questo miracolo sarebbe stato possibile grazie alle scoperte scientifiche e tecnologiche che avrebbero permesso di sostituire lo sfruttamento delle infinite risorse naturali allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sotto forma di schiavitù. Socialismo e capitalismo divergevano solo sui metodi di redistribuzione delle ricchezze prodotte dal sistema industriale. Per entrambi vi è all’origine la filosofia dei lumi, che postulava l’asservimento della natura ai fini umani. Per oltre un secolo l’umanità si è crogiolata nell’illusione che il benessere potesse condividersi (in un modo o nell’altro) tra tutti gli uomini. Quest’assurda chimera viene oggi superbamente perseguita nel paese dove è maggiormente visibile il capitalsocialismo al potere: la Cina.

La produzione di maggiore ricchezza, lungi dall’essere condivisa, ha comunque avuto l’effetto di incrementare la popolazione della specie umana sul pianeta. Oggi si è compreso che il livello di benessere, così come inteso nei paesi ricchi, non può essere esteso a tutti gli abitanti della terra. Si comincia altresì a capire che l’attuale livello di consumi (e quindi di sfruttamento di risorse ed inquinamento), nonostante le disuguaglianze, non è più sostenibile dal pianeta, che ci sta dando chiari segnali di alterazione del suo equilibrio.

Sempre più personalità pubbliche e semplici cittadini avvertono queste preoccupazioni, tuttavia non riescono ad arrivare al cuore del problema, che è dato dalla folle proliferazione della specie umana avvenuta alterando un equilibrio pluri millenario, in poco più di un secolo. Questa massa enorme di individui necessita quotidianamente di cibo ed acqua, medicinali e trasporti, vestiario ed istruzione. Ed in ogni luogo si trovano, la stragrande maggioranza di essi aspira a condurre un’esistenza migliore, fatta di maggiori consumi. Per soddisfare questi bisogni si sta dando l’assalto a tutte le risorse disponibili sul pianeta, che a tale ritmo di inquinamento e depauperamento, non ne avrà per molto.

Non occorre ricordare i dati della catastrofe ambientale in atto, accettati oramai da tutti gli scienziati. Bisogna invece prendere coscienza del vero problema: la quantità di esseri umani sulla terra, i loro consumi e le loro aspettative future.

Occorre partire da un livello sostenibile di sfruttamento delle risorse naturali tutte (acqua, terreni coltivabili, foreste, mari, minerali, combustibili fossili, etc), per ottenere la quantità di esseri umani che ne può usufruire, tenendo presente che il numero varia in funzione del consumo pro-capite, ovvero il livello massimo di popolazione tollerata dal pianeta si ottiene assumendo il minor consumo pro-capite possibile (corrispondente ai bisogni primari).

In altri termini, dando per scontati una profonda modifica negli stili di vita, massima capacità di riciclo, ottimizzazione degli impianti di produzione e il miglior risparmio energetico possibile, la terra non potrebbe sopportare a lungo una popolazione di un miliardo di persone il cui consumo pro-capite sia pari a quello medio attuale negli USA. Forse riuscirebbe a tollerare 3-5 miliardi di individui con un consumo pro-capite pari a quello della Mongolia. In ogni caso siamo troppi e suppongo pure che nessuno voglia rinunciare al proprio livello di benessere. Per cui: tanti auguri!

1 commento:

ecotectura uruguay ha detto...

bellissimo!! allora join ecotectura uy e andiamo avanti!! :)